Dal “rosso solo con la carne” alle leggende dure a morire.
Nel mondo del vino non circolano solo profumi e sapori, ma anche idee dure a morire. Alcune sono tramandate di generazione in generazione, altre nascono da semplificazioni frettolose.
Vi presentiamo 5 falsi miti sul vino piacentino che resistono ancora oggi… ma che meritano di essere messi in discussione.
1. Il vino rosso va bevuto solo con la carne
Un grande classico che non tiene conto della vera natura del vino: equilibrio, freschezza e stile contano più del colore.
Nel panorama dei vini di Piacenza non mancano esempi che superano questo luogo comune con grande disinvoltura.
La Bonarda frizzante giovane accompagna con naturalezza primi piatti e torte salate e, nella versione dolce, si presta a sorprendenti abbinamenti con fragole e castagne, dimostrando quanto un rosso possa essere versatile e fuori dagli schemi.
Allo stesso modo, la Malvasia di Candia Aromatica secca ferma, profumata ma asciutta, sorprende accanto a carni bianche arrosto, piatti agrodolci e cucine aromatiche, confermando che anche un bianco può sostenere piatti “da rosso” senza perdere eleganza.
Il colore, insomma, non è una regola: è solo l’inizio della storia.
2. Il vino buono è solo quello costoso
Un’idea diffusa, ma lontana dalla realtà, soprattutto nella nostra terra. Qui la qualità non è mai stata sinonimo di lusso ostentato, ma di tradizione quotidiana e cultura della tavola.
I vini frizzanti piacentini ne sono la prova più concreta: vini di ottima qualità, curati in vigna e in cantina, che mantengono prezzi accessibili senza rinunciare a identità, bevibilità e coerenza stilistica. Sono bottiglie pensate per essere condivise, aperte senza occasioni speciali e vissute con naturalezza.
Il valore, in questo caso, non sta nel cartellino, ma nella capacità di accompagnare il cibo, la convivialità e il territorio. E spesso è proprio questa semplicità autentica a fare la differenza nel bicchiere.
3. Il vino più invecchia, più è buono
Non tutti i vini nascono per sfidare il tempo, e i vini piacentini lo dimostrano con grande coerenza. Molte denominazioni del territorio esprimono il meglio di sé quando sono giovani, fresche e vive, pensate per raccontare l’annata e la convivialità più che l’attesa.
Un esempio è il Gutturnio frizzante o una Barbera frizzante giovane, vini che puntano su equilibrio e slancio più che sulla complessità evolutiva. Sono bottiglie nate per essere aperte senza esitazioni, quando il vino è ancora in dialogo diretto con il cibo e con il momento. Aspettarlo troppo significherebbe perdere parte della sua anima più autentica.
4. L’Ortrugo è un vino semplice, senza carattere
La semplicità non è un difetto. Un Ortrugo ben interpretato gioca su freschezza, equilibrio e finezza, diventando estremamente versatile a tavola.
Un vino “facile” può essere anche profondamente identitario.
5. La Malvasia piacentina è solo dolce
Un mito che resiste, ma che racconta solo una parte della storia. Nel nostro territorio, la Malvasia è una varietà sfaccettata, capace di esprimersi in stili molto diversi tra loro.
La Malvasia dolce frizzante è forse la versione più conosciuta: immediata, conviviale, perfetta a fine pasto o in abbinamento a dessert e frutta. Ma accanto a lei convivono interpretazioni altrettanto identitarie.
La Malvasia secca frizzante punta su freschezza e bevibilità, diventando un vino estremamente gastronomico, ideale per l’aperitivo e per tutta la tavola. La Malvasia secca ferma, invece, sorprende per equilibrio ed eleganza, con un profilo aromatico più misurato e una struttura che la rende adatta anche a piatti complessi.
E poi c’è il Passito di Malvasia, espressione più intensa e meditativa, dove aromi e concentrazione trovano una sintesi profonda, capace di raccontare il vitigno in una chiave completamente diversa.
Ridurre la Malvasia a un solo stile significa perdere la ricchezza di un vitigno che, a Piacenza, sa cambiare voce senza perdere identità.
In un calice c’è molto più di quello che spesso diamo per scontato. Sfatare i falsi miti sul vino significa riscoprirne la libertà, il legame con il territorio e il piacere dell’ascolto. I vini piacentini, con la loro autenticità e versatilità, lo dimostrano ogni giorno: basta lasciar parlare il bicchiere, senza pregiudizi. 🍷🍇